Un racconto senza troppe pretese, scritto in una ventina di giorni circa un anno addietro e poi rivisto più volte.
Drane osservava pensieroso la terra da uno degli ampi monitor della plancia. Per non indebolire lo scudo non vi era un solo oblò su tutta la nave, ma solo piccole telecamere puntate in ogni direzione, che davano modo di vedere all'esterno della Genesis. Lo scudo, una pesante fusione di titanio realizzata in appena tre parti, era in grado di resistere a violente collisioni, nel malaugurato caso di un cedimento dello schermo energetico.
Il secondo lancio era andato come da protocollo, e questa volta non ci si era messo di mezzo il mal tempo ad impedirne l'esecuzione, la Genesis era stata portata da due corvette a gravitoni fuori dall'atmosfera terrestre, ed ora orbitava placidamente attorno al pianeta nell'attesa di finire gli ultimi lavori; l'inizio del viaggio era imminente.
«Sto per riattivare il generatore gravitazionale, tenetevi forte» Disse Leina, ma Drane in quel momento era estraniato da ciò che gli succedeva attorno e non sentì, cadde così rovinosamente sul pavimento, emettendo un sonoro mugolio di disappunto.
Leina si mosse veloce tra le postazioni e si chinò in direzione del volto di Drane che sbotto in un "potevi anche avvisarmi", mentre si massaggiava la testa con una mano.
Leina rise di gusto.
«Anche tu, potevi ascoltarmi...»
Finalmente erano di nuovo con i piedi per terra, il generatore gravitazionale aveva subito un guasto durante il passaggio nella ionosfera e non appena la forza di gravità terrestre era diminuita avevano iniziato tutti a fluttuare insieme a quanto c'era di non ancorato a bordo. Ricordo infatti che non tutto era al suo posto, dato che erano partiti con l'intento di finire i lavori in orbita, così cavetterie, parti elettroniche ed attrezzi di ogni genere galleggiavano alacremente per i corridoi.
«Dobbiamo sbrigarci, tra poco saremo in vista dell'attracco ed il capitano salirà a bordo» Disse Drane, che rivestiva il ruolo di primo ufficiale.
La Genesis era un vero capolavoro di design e tecnologia, all'esterno aveva uno strano aspetto, quasi organico, richiamato all'interno dalla curvatura dei ponti e dallo scorrere delle tubazioni, distinte per contenuto da tenui colori pastello, che a detta dell'equipaggio sembravano "le arterie della nave". Il cuore, situato a metà nave subito dietro la plancia, era un nucleo di antimateria per gli spostamenti interplanetari, coadiuvato da due motori a gravitoni posti sulle estremità laterali dello scafo, protetti anch'essi dal pesante scudo.
La Genesis non era una nave grande, o almeno se paragonata ai grossi cargo interstellari ed alle navi da turismo, lunga 200 piedi da parte a parte e larga non più di 60, disponeva di 3 ponti ed era nata per funzionare con un equipaggio minimo di sole 15 persone, potendone accogliere al massimo 80, poche considerando le dimensioni, ma gran parte dello spazio era occupato dalle attrezzature di ricerca e ricognizione.
Kinir, il timoniere, annunciò che l'attracco era in vista e ad un cenno di Drane inizio le procedure per l'allineamento.
«Controllate gli stabilizzatori, non voglio graffiare la carrozzeria prima che il capitano sia salito a bordo.»
Seguì la replica di Leina in tono sarcastico.
«Avresti dovuto passargli la cera.»
Drane rispose con un'occhiata di rimprovero, pur essendo un tipo allegro ed amichevole, sulla plancia pretendeva rispetto, anche se non imponeva un clima da etichetta.
Il capitano Gomia era un alto ufficiale della flotta terrestre, pluridecorato durante le guerre sul perimetro di Alfa Centauri, aveva combattuto e vinto numerose battaglie, riportando sempre a casa la sua pelle e quella dei suoi uomini, che oramai si fidavano ciecamente di lui. Prossimo alla pensione, il viaggio inaugurale sulla Genesis era per lui una sorta di premio alla carriera, un omaggio per un grande combattente, prima di tornare sulla terra e ritirarsi a vita privata. Il sogno del capitano Gomia era quello di acquistare un maniero in montagna, rimetterlo a nuovo e vivere li in solitudine, tra i suoi libri e le ricerche che non aveva mai portato a termine, con la sua spada d'ordinanza appesa alla parete, in ricordo del dignitoso passato.
«Procedura d'attracco attivata, la stazione Omega II conferma l'allineamento» disse Leina.
«Siamo pronti per l'aggancio tenente Leina» aggiunse il timoniere Kinir.
«Bene, apri le bocche di connessione ed attacchiamo i tentacoli a questo calamaro.»
Leina aveva soprannominato calamaro la Genesis cinque anni fa, quando aveva visto il primo prototipo in scala, vista poi la gondola per i viaggi interstellari ad alta velocità non aveva avuto dubbi, era un calamaro e con tanto di tentacoli. La gondola si andava ad agganciare in più punti sulla parte posteriore della nave, aveva la forma di una mano, con tre lunghe dita che scorrevano lungo la parte superiore della e due al di sotto. Il "dorso della mano" si poggiava appena dietro il nucleo di antimateria, da cui traeva l'alimentazione per attivarsi.
Drane era ancora più inquieto di prima, se possibile. «Il test a largo di Marte lo scorso mese non ha dato un buon esito, non vorrei diventare parte di un buco nero.»
«Non ti preoccupare Drane, il campo di contenimento è ormai ben collaudato e faremo un test prima di innescare la reazione quantica.»
Leina era molto in confidenza con Drane, si erano conosciuti dieci anni addietro nella fase iniziale del progetto, da allora avevano fatto carriere parallele, lei come ingegnere di bordo e lui come ufficiale di flotta, tenendosi in contatto, ma non andando mai oltre l'amicizia.
Kinir annunciò l'arrivo del capitano a bordo, Drane si stiracchio l'uniforme ed attese l'apertura della porta.
«Il capitano è in plancia, salute signor comandante» enfatizzato da uno schioppo di tacchi, Leina, sempre poco formale, salutò con un sorriso abbozzato.
«Buongiorno signori, vedo che avete tirato a lucido la nave e gli ultimi lavori sono quasi terminati, Kinir, qual'è lo stato attuale?»
Kinir fece apparire un paio di schermate e fece finta di fare qualche controllo, in realtà conosceva ogni singolo bullone di quella nave, negli ultimi 20 mwai non aveva fatto altro che addestrarsi nel simulatore e studiare tutto quanto possibile su quella strana creatura dell'uomo. Con la sua aria seria si rivolse al comandante.
«L'unità quantica è agganciata e pronta alla simulazione, posso darle il 90% della potenza del nucleo, saremo a pieno regime durante le prossime 8 ore.»
Il capitano Gomia, rilassato e visibilmente contento di poter dare il via a questo ultimo viaggio, che tanto significava per l'umanità quanto poco per lui, diede ordine di lasciare la stazione Omega II e di allontanarsi dalla terra per avviare i primi test nello spazio aperto.
Leina, indaffarata per i preparativi all'imminente test, si era congedata dalla plancia per entrare nella gondola e controllare il reattore quantico, diversi tecnici dell'equipaggio erano già li e stavano ultimando le ultime procedure.
«Salve tenente Leina» Disse il dottor Crondai.
«Ho eseguito un check-up completo dell'unità, sembra che alla stazione Omega II abbiano fatto un ottimo lavoro, hanno montato tutte le parti giunte dalla terra in pochissimo tempo ed hanno anche suggerito delle modifiche al contenimento meccanico che ne hanno migliorato l'efficienza del 6%.»
Leina sorrideva come sempre e guardava divertita quell'uomo che trattava quella macchina come un figlio e gioiva dei progressi che faceva.
«Siamo in rotta per il punto gamma dottore, non appena arriveremo darò il via ad un test di efficienza, interrompendo la procedura prima che si scateni la reazione.»
Detto questo Lenia fece per andarsene quando il dottor Crondai aggiunse.
«Questa volta tutto andrà per il meglio, vedrà, nel giro di pochi giorni saremo in un'altra galassia» Leina annuì e torno in plancia.
Tutti le ricordavano che metà buona dei test non aveva avuto un buon esito. Poco importa, adesso si faceva sul serio, con un reattore costruito senza badare a spese e con tutte le modifiche apportate dopo le varie prove sui prototipi.
Il motore quantico era qualcosa di straordinario, alla presentazione del progetto, quando ne aveva sentito parlare per la prima volta, aveva solo una vaga idea di quello che potesse fare, quando aveva udito i dati snocciolati dal dottor Crondai ne era rimasta allibita. Secondo i suoi calcoli una volta generata la singolarità quantica all'interno del reattore, la potenza era sufficiente per spostare il campo quantico e la nave al suo interno da una galassia all'altra in pochi giorni se non ore, aprendo nuove possibilità al genere umano.
«Siamo alle coordinate tenente Leina» Disse Kinir, svegliandola dalla sua catalessi.
Drane si rivolse a Leina mentre sorseggiava una tazza di caffè.
«Prima lo facciamo prima partiremo, comincia il test.»
Leina si ricompose e fece un cenno di affermazione all'amico e primo ufficiale, il comandante si era ritirato nel suo piccolo alloggio sotto la plancia dando mano libera a Drane, lui sarebbe salito in plancia solo prima della partenza, per dare il via.
«Avviate la procedura di costrizione, allarme rosso su tutta la nave.»
Leina sognava di dare quei comandi da un tempo che le sembrava infinito.
In uno dei grandi display apparì la figura longilinea del dottor Crondai.
«Il campo di contenimento primario e quello secondario sono attivi, il campo di emergenza è in attesa» E con un malcelato sorriso aggiunse un "siamo pronti".
Leina fece un lungo respiro e diede l'ordine.
«Avviate la generazione quantica.»
Una serie di grafici colorati ed una valanga di dati invasero i display della plancia, Leina li esaminava tutti velocemente, soddisfatta dell'andamento positivo del test. I campi di contenimento non facevano fatica a reggere e l'energia era più che sufficiente per creare la singolarità.
Mentre Drane osservava compiaciuto l'espressione di Leina, che in quel momento sembrava una bambina a cui era stato appena donato il giocattolo che desiderava da tempo, un sussulto scuoté la nave destandolo dai propri pensieri.
«Cosa succede» Chiese a Leina, ma il suo sguardo era chiaramente alla ricerca di una risposta che non aveva.
«Dottor Crondai cosa succede, i dati che arrivano in plancia sembrano in regola.»
«Qualcosa non va tenente Leina.»
Segui un'interminabile pausa.
«Oh no, i sensori rilevano usa singolarità, ed è in espansione.»
Drane prese il comando della situazione vedendo Leina visibilmente spaesata.
«Dottore annulli il test, riporti quell'affare allo stato iniziale.»
«Non posso farlo, la singolarità è in espansione, tra poco diventeremo tutti parte di essa.»
Il volto di Leina vagava ancora tra i monitor quando Drane la ridestò.
«Datti da fare, è anche il tuo motore no? Come lo disattiviamo?»
Nel frastuono di un nuovo scossone arrivò il comandante in plancia mentre Leina terrorizzata stava dicendo "non possiamo, oramai non possiamo fermarlo, è la fine".
Drane non aveva alcuna intenzione di divenire parte di una qualche strana entità dello spazio e prese l'unica decisione che in quel momento gli sembrò logica, andò verso la console di comando.
«Kinir, imposta una destinazione lontana da qui, vicino ad un pianeta su cui c'è una colonia terrestre che possa darci supporto.»
Leina lo interruppe.
«Ma cosa vuoi fare Drane!»
Armeggiando con i comandi Drane attivo i "tentacoli" del calamaro ed ebbe giusto il tempo di esclamare "l'unica cosa possibile" che la singolarità sprigionò la sua energia lungo la gondola, creando un campo quantico dentro cui la nave fu completamente immersa, il nucleo di antimateria perse improvvisamente energia ed il generatore gravitazionale entro in stand-by, lasciando l'equipaggio a fluttuare nel vuoto.
Non ebbe nemmeno il tempo di rendersi conto della situazione che Drane si trovo a metà strada tra il pavimento ed il soffitto, sospeso nel tempo, riusciva a ragionare normalmente, o almeno così credeva, ma i suoi movimenti ed il suo fluttuare erano lentissimi, come se il tempo avesse rallentato il suo inesorabile scorrere.
Si voltò cercando lo sguardo di Leina. La vide fluttuare a capo chino, probabilmente svenuta, Kinir e gli altri uomini in plancia avevano espressioni terrorizzate, il comandante... dov'era il comandante?
Girando faticosamente la testa verso i monitor notò che fuori vi era il nulla in ogni direzione, solo un'informe massa nera con riflessi colorati; il campo quantico.
Guardò meglio Kinir tentando di capire se era riuscito ad inserire una meta in tempo, poi si rese conto di quanto accadeva ed ebbe terrore, la sua mente e probabilmente quella degli altri membri dell'equipaggio lavorava normalmente, ma il corpo, nelle sue esasperatamente lente reazioni non riusciva ad assecondarla, il cuore pompava troppo lentamente ed i polmoni non sembravano riempirsi mai.
Fece un ultimo sforzo per voltarsi verso la console, puntò il dito verso un pulsante rosso lampeggiante e prese per la seconda volta una decisione avventata, ma che in quel momento gli sembrò l'unica possibile.
Appena ebbe premuto il pulsante la nave si arresto con un forte contraccolpo, il campo quantico cominciò a disgregarsi mentre piccoli meteoriti si infrangevano sullo scafo della nave, e la gondola si distaccava spinta dai razzi d'emergenza.
Era finita.
Drane si riprese insieme a parte della plancia ed andò subito da Leina, che giaceva immobile a terra
«Leina, mi senti... Leina!»
Un breve mormorio rincuorò Drane, era viva.
«Mi fa male la testa, cos'è successo, ma come siamo...»
Le parole smisero di scorrere dalla bocca di Leina quando vide su uno dei monitor la gondola che si allontanava veloce nello spazio, in un'atmosfera rossastra, non ebbe il tempo di mettere i pezzi insieme che la vide sparire all'interno di una sfera nera, che con un lampo si dileguò nel nulla.
Drane urlò a Kinir di alzare lo scudo energetico, ma il nucleo ad antimateria era al minimo regime e l'onda d'urto generata dalla sparizione della gondola colpì in pieno la nave, che sobbalzò senza controllo nello spazio.
Quando si ripresero, più doloranti di prima, non poterono fare altro che constatare i danni alla nave, sia quelli indicati dai monitor che quelli visibili all'interno della plancia; vapore e vari liquidi fuoriuscivano dalle tubature, una postazione divincolatasi dai propri perni era finita su quella accanto distruggendo le due console, varie spie indicavano uno stato di emergenza su tutti i ponti.
Leina armeggio con i comandi di una console rimasta superstite e riavviò il nucleo, in breve tornò la gravità e lo scudo energetico tornò a ricoprire lo scafo, proteggendo la nave dalle migliaia di detriti che popolavano quella zona.
«Abbiamo nuovamente l'energia del nucleo, i sistemi di emergenza sono on-line.»
Drane si massaggiava la testa dove aveva sbattuto per due volte.
«Cerca di mettere in funzione gli stabilizzatori Kinir e vediamo di capire dove siamo finiti.»
Fuori il panorama era alquanto spettrale, una stella rossa, probabilmente prossima al collasso, illuminava di un colore vermiglio un campo di detriti che la circondava, probabilmente residuo di quelli che un tempo dovevano essere pianeti.
Alcuni dei pianeti rimasti interi roteavano nelle loro orbite al di la di quella fascia, tutti all'apparenza abbastanza malinconica, probabilmente privi di vita.
«Portiamoci fuori da questa fascia di asteroidi, avviciniamoci al pianeta più vicino e verifichiamone le condizioni, se possiamo atterrare eseguiremo le riparazioni a terra.»
«Il pianeta più vicino è quello.»
Leina puntava il dito su un monitor.
«Aspetta che ingrandisco, quel pianeta rossastro pieno di crateri, con quella luna rocciosa che vi gira attorno, c'è una vaga traccia di atmosfera»
Drane la guardo con aria interrogativa.
«Ci sono profonde vallate, all'interno di una di queste potremmo trovare un ambiente favorevole.»
Drane la guardò con aria pensierosa.
I danni alla nave fortunatamente non erano gravi, lo scafo esterno non aveva crepe secondo il sistema di controllo, rimaneva il problema di capire dove si trovavano e trovare sufficienti provviste per il viaggio verso la base più vicina, ammesso che non fossero troppo lontani da qualsiasi avamposto conosciuto.
Drane fece un rapido giro della plancia con lo sguardo, delle cinque postazioni di controllo disposte ad arco due erano conciate male, visto che una era finita sull'altra, nelle altre c'erano Kinir e Soara, addetta ai sistemi di supporto ed esplorazione.
Il comandante, dov'è finito il comandante!
Drane usci senza dire una parola e si infilò nel corridoio semicircolare che scorreva dietro la plancia, attorno alla sala che conteneva il nucleo di antimateria.
A terra, immobile, giaceva il corpo del comandante, Drane si avvicinò e ne sollevò la testa con una mano, sentendo una vaga sensazione di viscido, chiamò il dottor Andor, che zoppicando arrivò in poco tempo, evidentemente anche lui era stato sballottato nel suo laboratorio.
«Ha sbattuto la testa, nel punto di impatto c'è una lacerazione profonda, ma respira ancora, anche se impercettibilmente, portiamolo nel mio laboratorio» Il laboratorio del dottor Andor era al contempo infermeria e stazione di ricerca.
«Non ho avuto ancora tempo di verificare la situazione nel resto della nave dottor Andor.»
Il dottor Andor guardò Drane con una smorfia e commentò preoccupato.
«Su questo ponte stanno tutti bene, beh, acciacchi e piccole lesioni a parte, Aina mi ha confermato che anche sul ponte di sotto è tutto a posto, ma non ho notizie dalla gondola, dovrebbe andarci.»
Drane si rese conto solo all'ora che seguivano i test dall'interno della gondola il dottor Crondai ed altri due tecnici, che con la sua decisione aveva condannato a morte. D'altro canto in quel momento non c'era altro da fare, tento così di rincuorarsi.
«Non c'è più una gondola», tagliò corto Drane.
Il dottor Andor capì dall'espressione di Drane che in quel momento non era il caso di indagare oltre.
Drane scese nel ponte sottostante per verificarne le condizioni.
Incontro subito Aina, la responsabile dei mezzi e delle armi imbarcate sulla Genesis, aveva una benda attorno alla testa con una piccola macchia rossa dal lato destro, macchie qua e la di grasso ed altre sostanze ed il solito sguardo fiero.
«Volevate ucciderci tutti, che diamine combinate al piano di sopra, per un momento il tempo qui dentro si è come... fermato!»
«L'unità quantica ha generato una singolarità non prevista dai test, per non finire in poltiglia siamo dovuti partire senza preavviso, non c'era altro da fare.»
«Ah, bene... ed ora... dove siamo, che razza di mondo è questo?»
«Non ne abbiamo ancora idea...»
La voce di Leina dall'interfono li interruppe.
«Guardate fuori, stiamo entrando nell'orbita del pianeta rosso.»
Un pianeta solcato da profonde valli ed alte montagne, puntellato da molti crateri, ruotava placido seguito da un satellite improvvisato, un ammasso di roccia dalla forma incerta.
«Leina che dicono le scansioni, c'è una qualche forma di vita su quel sasso?»
L'interfono si accese con un gracchio, probabilmente anche lui aveva accusato dei numerosi colpi nel campo di detriti.
«I sensori non sono ancora pronti... dovevamo finire di montarli... ma ad occhio sembra che alcune vallate siano più scure delle altre, all'interno si vedono delle distese che potrebbero essere di ghiaccio, l'atmosfera dovrebbe essere meno rarefatta li dentro.»
Aina inclinò un sopracciglio guardandolo di sbieco.
«Non ti preoccupare, atterreremo, ultimeremo i compiti rimasti a metà con la partenza improvvisa e ripartiremo alla volta della base più vicina.»
Con un sorriso poco convincente Drane lascio Aina e tornò al ponte. Leina era indaffarata nel cercare una buona zona dove atterrare, affidandosi alla vista, senza il supporto dei sensori.
«I sistemi di supporto sono ora pienamente funzionanti, siamo rimasti... siamo 22 a bordo» disse Soara.
Drane fece una smorfia.
«L'ho trovata!» sbotto Leina.
«Li sotto c'è una vallata lunga un migliaio di chilometri, le pareti sono altissime, in alcuni tratti diversi chilometri, all'interno c'è del ghiaccio e di conseguenza acqua...»
Trasse un respiro.
«...e delle costruzioni credo, sembrerebbe una base.»
«Bene, inutile indugiare, prima ripartiamo da questo posto, meglio è», Drane pose una mano sulla spalla di Leina.
«Kinir, imposta il punto di atterraggio e portaci giù, è arrivato il momento di collaudare i motori a gravitoni, e speriamo che funzionino»
I due motori antigravitazionali non erano mai stati testati, la nave era stata portata in quota da due corvette perché la missione non poteva più attendere, ed in fondo i motori non sarebbero serviti a nulla, la Genesis doveva rimanere in orbita o ancorata alla stazioni spaziale di turno.
Una serie di tremori seguiti da vari suoni e da fiammate lungo lo scafo annunciarono l'ingresso della Genesis nella tenue atmosfera di quel pianeta rosso.
I motori facevano il loro dovere.
Kinir prese il controllo manuale della nave e timonando abilmente scese all'interno della gola percorrendo per intero l'enorme lingua del ghiacciaio, sino a dove lasciava spazio ad un lento torrente che percorreva una zona quasi pianeggiante su cui sorgeva una rada vegetazione punteggiata da alberi simili a quelli terrestri.
La nave si poggio lentamente al suolo, che cedette al suo peso. A qualche centinaio di metri dalla nave sorgeva effettivamente la base che Leina aveva intravisto.
«Avverti Aina di prepararsi, andiamo a perlustrare quella base.»
«Soara, la responsabilità della nave e tua finché non torniamo o si riprende il comandante.»
Soara sorrise fiera.
Drane, Aina e Leina scesero in perlustrazione con uno dei mezzi da ricognizione della Genesis, attraversarono una distesa d'erba dai toni smorti, disseminata da alberi scheletrici posti su un terreno che un tempo doveva essere ricco di vita, evidentemente le radiazioni emanate dalla stella, prossima al collasso, stavano per spazzare via anche quel poco di vita che era rimasta.
In una decina di minuti, grazie anche alla guida off-road di Aina, arrivarono davanti all'ingresso di quella costruzione e tutto fu chiaro, in realtà era una grossa nave adagiata lungo il fianco della vallata, su cui erano state ricavate alla meglio delle porte d'ingresso ed alcune aperture che dovevano servire da finestre; un condominio improvvisato insomma.
«Sembra di fattura terrestre, anche se non ho mai visto navi di questa classe, forse è stata costruita su una delle colonie esterne» disse Aina con il tono di chi sta pensando a voce alta.
Drane aprì una vecchia porta arrugginita quel tanto che bastava per entrare.
«Entriamo e vediamo di scoprire cos'è successo.»
Leina passo rapida dall'angusta apertura.
«La plancia dovrebbe essere da quella parte, cerchiamo i diari di bordo o qualsiasi altra cosa possa aiutarci a capirne di più.»
Attraversati alcuni corridoi, tra i resti di un'astronave ormai morente, giunsero alla meta.
La plancia era molto più ampia di quella della Genesis, un vero salone con diverse apparecchiature di ricerca ed una grande postazione tattica al centro, a cui si avvicinarono.
«Forse era una nave per il prospetto e l'estrazione?» chiese Aina con aria interrogativa.
Leina si avvicinò ad una targa d'ottone posta su un lato della postazione e strofinò energicamente il metallo corroso dal tempo.
«Cosa significa questo?»
Drane si avvicino sperando in un indizio e leggendo la scritta ebbe un sussulto.
Aina guardò e lesse a voce alta.
«MTP – Mars Terraforming Project.»
Guardò in faccia i suoi colleghi impalliditi.
«Ma il progetto di creare un'atmosfera su Marte non era stato abbandonato da tempo per via delle difficoltà?»
Drane e Leina si guardarono.
«E poi... cosa ci fa questa nave così lontano dalla sua meta?»
Leina si ridestò e guardò fuori da uno spacco nello scafo, provocato da un macigno che era piombato giù dalla parete rocciosa, fissando la strana luna che orbitava sopra le loro teste.
«Qualcosa deve essere andato storto, non abbiamo viaggiato nello spazio...»
Aina non ebbe il tempo di esprimere le sue perplessità che venne interrotta da Drane.
«Siamo rimasti all'interno della singolarità per pochi secondi...»
«La nostra percezione del tempo è stata falsata dalla singolarità, a quanto pare fuori è passato del tempo, molto...»
«Secoli o millenni?»
Leina sospirò.
«Forse milioni di anni, a giudicare dal sole e da quel che resta del nostro pianeta...»
Aina guardò anch'essa fuori dalla nave e alzo lo sguardo al cielo, osservando con occhi diversi l'ammasso di roccia orbitante; la verità la aggredì alle viscere, raggelandola.
«Dobbiamo andarcene...»
Drane non riusciva a metabolizzare, ma non era quello il momento per farlo, la situazione di quel sistema, che sino a pochi attimi prima appariva sconosciuto, era critica.
«Recuperiamo tutto quello che ci può servire e torniamo alla Genesis, l'universo è cambiato dall'ultima volta che l'abbiamo visto, avremo tempo per pensarci mentre andremo via di qui.»
«Cosa faremo?» disse Leina con voce prossima al pianto.
«Cercheremo le colonie.»
«E se non dovessimo trovarne, se la razza umana non esistesse più?»
Drane strinse Leina in un caldo abbraccio.
«Cercheremo un pianeta tranquillo, solcato da grandi mari e con terre rigogliose, e lasceremo che l'umanità cessi di esistere li, in pace...»





